Il mercato del private capital è cambiato e cambierà nel prossimo triennio; quali sono le principali tendenze secondo il suo punto di vista?
Il mercato del private capital si è significativamente evoluto nel corso degli anni, affermandosi come asset class rilevante e gestita in maniera professionale. Il private capital è strumento di crescita per le PMI, favorisce processi di managerializzazione ed internazionalizzazione, facendo crescere le aziende e dotandole delle capacità necessarie per concorrere in ambiti tecnologici e geografici differenti.
In particolare, si nota un sempre maggior rilievo delle strategie di buy and build, in particolare con focus su particolari settori che beneficiano di macro-trend positivi e in cui i team di gestione godono di competenze specifiche. Come Fondo Italiano, stiamo favorendo processi di aggregazione su filiere di successo in Italia, come ad esempio dimostrato dal successo di Florence, nata come aggregazione di tre realtà del mondo della moda, capace ad oggi di aggregare oltre 20 realtà con un fatturato cresciuto più di 7 volte. Per questa ragione, i prossimi fondi in fase di lancio saranno connotati da una maggiore focalizzazione su specifici settori. Altro trend rilevante è la crescente centralità delle tematiche ESG nei processi di investimento dei gestori, nonché nelle scelte degli investitori, sempre più propensi a considerare i fattori ESG il presupposto per il conseguimento di durature performance finanziarie per un’azienda. Come Fondo Italiano, abbiamo da diversi anni intrapreso il processo di incorporazione delle tematiche ESG nei processi di investimento e tutti i fondi diretti in fase di lancio sono ex. art. 8 SFDR. Inoltre, siamo attualmente in fase di raccolta di un nuovo fondo di fondi di Impact Investing, di cui è appena avvenuto il primo closing, che promuoverà investimenti in fondi che perseguono obiettivi sociali misurabili e intenzionali in grado di assicurare un ritorno economico per gli investitori. Si tratta del primo fondo di fondi italiano ex art. 9 SFDR, il cui lancio è proprio finalizzato alla nascita di questa nuova asset class, attualmente poco sviluppata in Italia che, al contrario, risulta già molto matura e sofisticata nel resto d’Europa.
Anche dal punto di vista della raccolta il mercato è cambiato significativamente: il private capital rappresenta ormai una quota importante dell’allocazione degli investitori istituzionali (anche se ancora per alcune tipologie di investitori non paragonabile rispetto ai mercati internazionali) e si assiste ad un progressivo ampliamento della base di investitori, anche attraverso lo sviluppo di veicoli di club deal. Tale evoluzione favorisce lo sviluppo di opportunità di partnership con altri investitori. Come Fondo Italiano, abbiamo sempre operato in quest’ottica: non ci interessa tanto fare un’operazione in più degli altri, quanto far sì che un’operazione in più possa realizzarsi tra quelle che riflettono i nostri obiettivi strategici. Per questa ragione, praticamente tutti gli investimenti diretti conclusi ad oggi sono fatti in partnership con altri investitori di relazione e stiamo per lanciare FIPEC (Fondo Italiano di Private Equity Co-Investimento), un fondo di co-investimento che benefici delle consolidate relazioni con i gestori in portafoglio dell’area fondi di fondi.
Il private capital sta inoltre diventando sempre più una asset class di investimento di interesse degli operatori di risparmio gestito a favore di investitori retail e HNWI. Si tratta di una tendenza che si è sicuramente avvantaggiata di un prolungato periodo di bassi tassi di interesse, oltre che di recenti cambi normativi che hanno abbassato il limite minimo di investimento. A fronte di questo rapido sviluppo e ampliamento della base degli investitori ci aspettiamo una maggiore necessità di liquidità sul mercato, per cui i fondi di fondi che lanceremo nei prossimi anni saranno caratterizzati dalla presenza di una importante allocazione per le attività di secondario.
Questi mesi possono essere una grande opportunità per l’economia italiana e per le tante imprese che la compongono; quali le sue previsioni o aspettative?
Dopo anni di crescita estremamente sostenuta, nei primi mesi dell’anno il mercato del private capital ha mostrato segnali di rallentamento a livello globale, principalmente a causa del deterioramento del quadro economico complessivo, della crescita dell’inflazione e dalle incertezze del quadro internazionale. L’Italia si è fino ad oggi dimostrata, al contrario, un mercato particolarmente capace di resistere a questi fattori, mostrando comunque tassi di crescita anche in diverse situazioni macroeconomiche. Le difficoltà nel reperire finanziamenti per acquisizioni nel breve termine favoriranno inoltre strategie con un uso prudente della leva quali quelle perseguite dai fondi gestiti da Fondo Italiano.
Le difficoltà degli ultimi anni hanno contribuito ad una maggiore consapevolezza negli imprenditori della necessità di essere affiancati da un operatore di mercato in grado di fornire stabilità e favorire la crescita delle PMI, accompagnando anche i necessari processi di transizione ambientale, energetica e digitale.
Quale il ruolo dei fondi da lei gestiti? Cosa servirebbe per poter fare di più per l’economia reale?
Fondo Italiano opera attualmente tramite due tipologie di fondi: diretto e indiretto; dalla nascita, hanno complessivamente effettuato oltre 40 investimenti diretti in aziende e oltre 50 sottoscrizioni in fondi che loro volta hanno investito in circa 600 aziende.
Tra i fondi diretti attualmente in gestione, abbiamo il Fondo Italiano Consolidamento e Crescita (FICC) con circa €500 mln di AUM che è dedicato ad investimenti di maggioranza e di minoranza in medie imprese italiane d’eccellenza capaci di agire da “polo aggregante” nella filiera in cui operano. C’è poi Fondo Italiano Tecnologia e Crescita (FITEC), con oltre €130 mln di AUM e già quasi interamente investito, fondo di growth capital che investe in PMI ad elevato contenuto tecnologico con alte potenzialità di crescita. Per entrambi i fondi, che hanno registrato positive performance finanziarie, prevediamo il lancio dei fondi successivi all’inizio del 2023; nei fondi diretti, sono ad oggi presenti 14 partecipazioni (6 in FICC e 8 in FITEC).
In aggiunta, oltre al recente Fondo Italiano Agricolture & Food (FIAF), di cui è a breve previsto il primo closing ad una dimensione di €130 milioni, dedicato agli investimenti diretti nel settore agricolo e alimentare italiano, stiamo lanciando il già menzionato fondo di co-investimento (FIPEC).
L'altro braccio di Fondo Italiano è quello degli investimenti indiretti, dove siamo attivi con 6 fondi di fondi con una dotazione complessiva pari a €1,8 miliardi, che hanno investito in fondi gestiti da 40 SGR italiane.
Il contributo all’economia reale del Paese di questa attività, nella quale siamo stati precursori in Italia e dove siamo tuttora leader, è molto rilevante e contribuisce allo sviluppo del private capital del nostro paese, favorendo la raccolta di capitali presso investitori che per la prima volta si approcciavano a questa asset class (come ad esempio è avvenuto con il Progetto Economia Reale, sviluppato con il supporto di CDP e Assofondipensione) e contribuendo alla professionalizzazione del settore. Nella seconda metà del 2023 prevediamo il lancio dei fondi successivi di private equity e private debt, che si caratterizzeranno per una maggiore attenzione al mercato del secondario, per beneficiare dei positivi trend di mercato precedentemente evidenziati.