Studi e approfondimenti
12 Giugno 2023

Tre domande a...Nunzio Luciano

Il manager è presidente Green Arrow Capital SGR

Il mercato del private capital è cambiato e cambierà nel prossimo triennio; quali sono le principali tendenze secondo il suo punto di vista?
I dati del 2022, evidenziati anche nelle recenti ricerche AIFI, hanno testimoniato che i private markets godono di ottima salute, sia per la raccolta che per il numero di operatori e operazioni. Ritengo personalmente che questo trend possa continuare anche per il 2023, nonostante il primo trimestre abbiamo mostrato un piccolo rallentamento lato raccolta, complici ancora i denominator effect e i cambi ai vertici di molti investitori istituzionali.

L’attuale contesto di alti tassi d’interesse sicuramente fornisce un’alternativa di investimento ma, a guardare bene, non può e non deve essere considerata succedanea agli investimenti nei private markets dove rimane fondamentale la programmazione degli investimenti e l’implementazione di questa programmazione negli anni. L’attuale scarsa accessibilità al credito bancario e gli interessanti multipli sul mercato azionario aprono nuovi scenari di crescita alle attività di Private Debt e Private Equity, mentre la necessità di energia da fonti rinnovabili, gli obiettivi europei di Net Zero, la disponibilità dell’immensa dotazione del PNRR alimentano rosee aspettative per il mercato delle infrastrutture.

Questi mesi possono essere una grande opportunità per l'economia italiana e per le tante imprese che la compongono; quali previsioni o aspettative?
Il tessuto imprenditoriale italiano ha dimostrato di poter resistere a shock importanti quali la pandemia e la crisi geopolitica e di saper ripartire con grande velocità. Il mondo delle PMI in particolare, può ulteriormente avvantaggiarsi dei capitali messi a disposizione dai fondi di Private Debt e Private Equity. Tali fondi non solo consentiranno, ove necessari, i passaggi generazionali, ma consentiranno investimenti in nuove tecnologie ed in pratiche di governance sempre più sostenibili ed efficienti. La disponibilità di queste risorse finanziarie fornisce una fondamentale alternativa al credito bancario che attualmente vive una fase di contrazione e concentrazione. Mi aspetto pertanto non solo un mantenimento ma un incremento degli attuali livelli produttivi ed occupazionali, ed i recenti sorprendenti dati sul PIL italiano, molto migliori degli altri paesi europei, sono di supporto alle mie aspettative.

L’importanza del ruolo dei Fondi Pensione come investitori nei Private Markets?
Negli ultimi anni l’interesse degli investitori istituzionali e il livello di fiducia verso i Private Markets sono aumentati. Tuttavia, in Italia per essere competitivi nel mercato europeo, occorre fare di più. È necessario un passo in avanti valorizzando soprattutto le SGR nazionali, allocando maggiori risorse nell’economia reale: gli investitori istituzionali devono credere di più nel mercato nazionale dei Private Markets, perché solo in questo modo si può pensare di far crescere il PIL e contribuire dunque allo sviluppo economico del nostro Paese.

Per quanto riguarda i Fondi Pensione italiani, sia quelli negoziali che i preesistenti, hanno iniziato un percorso di investimento nei Private Markets, che porterà ad avvicinarci alla media riscontrabile a livello europeo, e a colmare nel tempo il gap che ci separa dai player più sofisticati attualmente presenti soprattutto in USA ed in Asia. Tale categoria di investitori è per sua natura paziente per avere un’ottica di investimento di lungo termine, ma deve avvalersi di una programmazione degli investimenti che non deve essere interrotta in modo da garantire un buon mix di distribuzione e rimborsi di capitale. L’investimento in infrastrutture è uno delle scelte migliori in tal senso, in quanto coniuga una scadenza lunga con delle distribuzioni periodiche, e con esso il Private Debt che – avendo scadenze più corte - garantisce flussi periodici. Infine, il Private Equity costituisce un investimento fondamentale specie nel settore delle PMI, in grado di garantire con la crescita dell’occupazione i futuri flussi contributivi pensionistici.

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