Il pensiero di tutti quando si parla di intelligenza artificiale (whatever it is) spazia dal comprendere come adottarla per migliorare quello che stiamo facendo a come non farci adottare per non perdere il controllo su quello che stiamo facendo.
Che impatto avrà sulle imprese? Come trasformerà il mondo del lavoro? Cambierà il modo in cui viviamo, pensiamo e interagiamo?
Lo ha già fatto, lo sta facendo lo farà: l’AI non è solo quella che selezioniamo in vista di un determinato obiettivo, ma è già presente in tutti gli embedded in devices, servizi e programmi che tutti usiamo in modo più o meno consapevole.
Anche per il private capital l‘AI è un fenomeno pervasivo, che si declina su multiformi valenze:
- come strumento di efficientamento dei processi di gestione degli operatori stessi: dai sistemi di controllo di gestione sofisticati ai sistemi di organizzazione e valutazione delle performance dei team di gestione, fino a nuovi algoritmi di intelligence, analisi e selezione di target di mercato in focus con le diverse strategie degli operatori;
- come strumento di identificazione di nuove strategie di investimento, di nuovi modelli di business e di nuovi obiettivi per i gestori: diverse modalità di reclutamento e impiego delle risorse umane dei talenti si declinano in nuove opportunità di business, e la possibilità di interazione virtuale tra team e imprese anche geograficamente lontane permette la gestione di nuove imprese “distopiche” orientate non solo all’efficienza nell’acquisizione di fattori produttivi, ma altresì alla selezione di competenze e talenti in un contesto di elasticità strategica inedita che diventa forza competitiva;
- come strumento al servizio della sostenibilità delle scelte operative come di quelle strategiche ed allocative, che sempre più spesso si orientano verso imprese in grado di sfruttare a propria volta i vantaggi di prodotto, di processo e competitivi connessi all’adozione di AI. Interi settori diventanocosì attrattivi: si pensi all’agritech o alla possibilità di economizzare risorse idriche ed energetiche, oppure al settore medicale e alla possibilità di elaborare percorsi terapeutici personalizzati per ogni singolo paziente;
- come strumento di generazione di nuovi settori e di nuovi territori che dischiudono opportunità di investimento: lo spazio ed i fondali sottomarini diventano così luoghi esplorabili, sfruttabili e vivibili grazie al convergere di saperi e tecnologie specialistiche che trovano nell’AI una sintesi costruttiva capace di nuove realizzazioni;
- last but not the least, l’AI stessa genera il proprio settore, che si arricchisce quotidianamente di nuove startup e di nuovi ritrovati, favoriti dal modello dell’open innovation che l’AI stessa favorisce ed accelera.
IA come prodotto non è pensare alle sue prime traduzioni in termini di software e di applicativi che ne fanno uso: la riprova è che le aziende della Silicon Valley stanno mettendo a disposizione agli utenti gratuitamente, lasciando intuire che tool come ChatGPT siano un punto di partenza e non di arrivo.
Intelligenza Artificiale come prodotto significa piuttosto interpretarla come driver in grado di ripensare – e non potenziare – i paradigmi della “old economy”, decretandola a tutti gli effetti la protagonista di una nuova rivoluzione industriale.
Se l’industria cambia, le imprese cambiano e l’economia reale si trasforma, il private capital non hasolo il dovere di accompagnare e favorire la transizione, ma di anticiparla: per AVM, l’AI è protagonista diretta ed indiretta di tutti i fondi, e in primis di Cysero e di Rialto, che investendo in cybersecurity, robotica e deep tech creno le condizioni affinché le startup e le imprese innovative che producono e fanno largo uso dell’IA possano avere i capitali necessari per sfruttarne appieno le enormi potenzialità.
Ma anche le imprese del settore alimentare – che supportiamo con il fondo Italian Fine Food - trovano nell’AI nuove tecnologie di processo e di prodotto, dalle coltivazioni in campo alla nutraceutica.
In sintesi, l’IA è una leva strategica decisiva, non una moda o una bolla per speculatori: uno strumento della sostenibilità su quale dobbiamo fare informazione e formazione perché possa esplicitare tutte le valenze di inclusività e innovazione che sono spesso state confliggenti nello sviluppo della tecnologia fino ad oggi.