Si è concluso a Oakland il processo che vede contrapposti Elon Musk e Sam Altman per il controllo e il futuro di Openai. La battaglia legale, durata tre settimane, ha delineato uno scontro totale tra i due co-fondatori, con accuse che spaziano dal tradimento al furto d'identità societaria. Musk ha accusato Altman di aver trasformato Openai da organizzazione non-profit a scopo benefico in un'entità for-profit al servizio di interessi privati. Il miliardario ha quindi chiesto 180 miliardi di dollari di danni, oltre all’allontanamento di Altman e il ritorno della società alla missione originale. Dal canto suo Altman ha accusato Musk di volere indebolire un concorrente dei propri progetti di intelligenza artificiale e denunciato suoi passati piani per assumere il controllo del 90% della società. Dalle carte del processo è emerso inoltre che Altman detiene quote per oltre due miliardi in startup che hanno contratti diretti con Openai. Il dirigente ha ammesso le sue partecipazioni, ma negato violazioni etiche e difeso la propria leadership. Nel frattempo, anche la politica è scesa in campo con richieste di chiarimenti sulla gestione di potenziali conflitti di interessi e i procuratori generali di alcuni stati hanno invitato la Sec ad aprire inchieste sugli investimenti di Altman in vista di un prossimo collocamento in Borsa di Openai (valutata oltre 800 miliardi). Tra le startup coinvolte c’è la società di fusione nucleare Helion (per una quota da 1,6 miliardi), da cui Openai ha accordato di acquistare energia.