Studi e approfondimenti
21 Marzo 2022

Tre domande a…Walter Ricciotti

Il manager è Ceo di Quadrivio Group

Il mercato del private capital è cambiato e cambierà nel prossimo triennio; quali sono le principali tendenze secondo il suo punto di vista?

Il mercato italiano del private capital sta acquisendo un ruolo sempre più centrale, sia per gli investitori che per lo sviluppo dell’economia reale e in particolare delle piccole e medie imprese. Al tempo stesso è diventato un mercato molto più competitivo, anche per l’ingresso di nuovi players, non necessariamente organizzati come fondi di investimento. 
Negli ultimi anni, i tre principali cambiamenti a mio parere hanno riguardato la specializzazione delle strategie di investimento, la maggiore attenzione alle tematiche ESG e il crescente focus sugli aspetti tecnologici.

Sul primo aspetto, se fino a qualche anno fa la stragrande maggioranza degli operatori aveva un approccio generalista, ora sono sempre più i fondi che seguono una strategia di investimento o settoriale o comunque più specifica. Noi come Quadrivio Group ci siamo focalizzati su alcuni temi di investimento, il Made in Italy, l’Industry 4.0 e la Silver Economy, che sono peraltro i nomi dei tre attuali fondi in gestione.
Se del secondo cambiamento, ossia quello delle tematiche ESG già tanto si è scritto e discusso, il tema del supporto alle aziende partecipate sui temi di innovazione tecnologica e digitalizzazione è invece probabilmente il cambiamento più forte in atto e che si manifesterà in misura ancora maggiore nei prossimi anni.

Non vi è infatti settore o società che non possa beneficiare dall’adozione di nuove tecnologie. Il private equity anche su questo aspetto può e deve essere uno stimolo e un supporto per le aziende partecipate nel loro processo di innovazione. Per far ciò è però necessario che i team di investimento si dotino di risorse interne e/o esterne con le dovute competenze.
Il tempo che dedichiamo a ragionare su tematiche di innovazione tecnologica con gli imprenditori e i manager delle nostre aziende partecipate è sempre maggiore. Questo perché riteniamo che la capacità di far crescere le aziende anche attraverso l’adozione di nuove tecnologie e la digitalizzazione dei propri processi sarà sempre più cruciale per il raggiungimento dei rendimenti che si attendono i nostri investitori.

Questi mesi possono essere una grande opportunità per l’economia italiana e per le tante imprese che la compongono; quali le sue previsioni o aspettative?

Il 2022 doveva essere l’anno del consolidamento del percorso di crescita post-Covid, dopo un 2021 segnato da un forte rimbalzo economico, favorito anche dalle politiche di sostegno dei governi e delle banche centrali. Lo scenario geopolitico attuale rende ovviamente più difficile una previsione di breve e di medio periodo; ciononostante ritengo che, augurandosi che la guerra cessi quanto prima, il 2022 possa essere un anno ancora positivo, seppure le sfide dell’inflazione, dei rincari delle materie prime, dei costi dell’energia e dei trasporti, le crescenti difficoltà logistiche non si esauriranno del tutto neanche in caso di un’auspicabilmente rapida cessazione della guerra in corso.
Mi aspetto pertanto che vi sarà maggiore selezione tra le aziende che saranno in grado di continuare sul percorso di crescita e quelle che invece avranno difficoltà; la varianza delle performance aziendali sarà maggiore di quanto avvenuto negli ultimi 18 mesi e di conseguenza lo saranno i rendimenti dei fondi che vi hanno investito o che vi investiranno.

Ho inoltre la sensazione che in molti settori le aziende italiane abbiamo affrontato meglio di tanti concorrenti stranieri la situazione pandemica e molti imprenditori ed imprenditrici siano stati in grado in questi ultimi di rendere più efficienti le proprie aziende, anche spesso investendo maggiormente in innovazione e tecnologia.

Anche per ciò, mi aspetto nei prossimi mesi e anni un’ulteriore accelerazione di operazioni di M&A cross border, dove probabilmente vi saranno aziende italiane più pronte e propense ad essere soggetti consolidatori rispetto a quanto avvenuto in passato.

Quale il ruolo dei fondi da lei gestiti? Cosa servirebbe per poter fare di più per l’economia reale?

In questo momento Quadrivio Group, attraverso i 3 fondi di Private Equity tematici in gestione, Made in Italy Fund, Industry 4.0 Fund e Silver Economy Fund, ha oltre 20 aziende in portafoglio ed in altre investiremo nei prossimi mesi. Siamo perciò molto attivi nel supportarle, favorendone la managerializzazione, lo sviluppo internazionale, l’innovazione tecnologica, l’adozione di un approccio ESG e la crescita dimensionale, sia organica che attraverso acquisizioni, soprattutto all’estero.
Questo è ciò di cui l’economia reale ha bisogno, per una crescita sana e di medio-lungo periodo. Per fare ciò è necessario però che gli investitori italiani, sia istituzionali che privati, continuino ad investire sempre più in fondi di private capital e che l’Italia mantenga l’attuale credibilità internazionale necessaria per attrarre capitali esteri, fattore invece risultato spesso critico in passato.

Il PNRR potrà inoltre essere un ulteriore acceleratore di investimenti a favore del nostro Paese, soprattutto se porterà con sé un processo di riforme strutturali, da troppo tempo attese.

Comunque, indipendentemente dai risultati e dall’impatto che avrà l’attuazione del PNRR, ritengo che il mondo del Private Capital abbia già oggi tutto ciò che può aiutare l’economia reale, ossia capitali da investire nelle imprese, ma soprattutto risorse umane e competenze per supportare le aziende ed i loro imprenditori e manager nel percorso di crescita e sviluppo.

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